Il potere delle parole

Non scrivo per mestiere.

Scrivo per necessità.

Scrivo per fermare ciò che scorre troppo in fretta, per dare peso alle esperienze che altrimenti verrebbero archiviate come “normali”.

Scrivo per raccontare ciò che spesso nei luoghi di lavoro, nei supermercati, nei territori viene dato per scontato.

Scrivo per portare attenzione su ciò che vale.

Le parole costruiscono realtà.

Per questo scelgo con cura quelle che uso nel blog, nei post, nei documenti, nelle conversazioni.

Evito parole vuote, slogan aziendali o frasi fatte. Preferisco nominarle, le cose. Anche quando fanno rumore.

Preferisco dire “lavoratrici e lavoratori” invece di “personale”.

Preferisco dire “tirocini inclusivi” piuttosto che “opportunità sociali”.

Preferisco parlare di “relazioni” più che di “networking”, perché le relazioni vere cambiano il modo in cui lavoriamo e viviamo.

La cura nel linguaggio non è un esercizio stilistico.

È un modo per riconoscere chi spesso non viene riconosciutə.

È un atto di rispetto verso chi ogni giorno vive il territorio, lavora nei reparti, affronta barriere, silenzi, solitudini.

Parlare con attenzione, usare parole vive, costruire narrazioni che includano davvero significa scegliere da che parte stare.

E io voglio stare da quella parte che non fa finta.