L’inclusione che diventa realtà: la storia di Adis

Un primo passo che ha fatto strada

Quando abbiamo avviato il progetto di inserimento lavorativo per Adis, un giovane nello spettro autistico, sapevamo che stavamo facendo qualcosa di importante.

Non solo per lui, ma per tutta la comunità.

Quello che non immaginavamo era che questo gesto, apparentemente semplice, sarebbe diventato in pochi giorni una storia che ha attraversato la città, le redazioni locali e persino le pagine dell’ANSA nazionale.

Oggi, raccontare questa esperienza significa dare voce a un cambiamento possibile.

Significa dire ad alta voce che un supermercato può essere molto più di un luogo di spesa: può essere un luogo di relazione, apprendimento, umanità.

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Formarsi per accogliere

Abbiamo iniziato dalla formazione, grazie alla preziosa guida della professoressa Rachele Giammario, psicologa e docente universitaria, da anni impegnata nella progettazione di percorsi di inclusione scolastica e lavorativa per persone nello spettro autistico.

Tutto il personale, dai colleghi del Team di Regia fino ai dipendenti dei reparti coinvolti, ha partecipato attivamente. Abbiamo ascoltato, fatto domande, messo in discussione le nostre abitudini comunicative. Il titolo del corso, in neretto sulle slide, parlava chiaro: “Imparare a comunicare”.

E abbiamo imparato davvero. A non dare per scontato il linguaggio, i gesti, i silenzi. A chiederci non solo cosa diciamo, ma come lo facciamo. A capire che accogliere non significa “sopportare”, ma costruire insieme.

Il supermercato come spazio sociale

Chi mi conosce sa che da anni porto avanti l’idea del supermercato come presidio sociale e culturale. Uno spazio ibrido, dove le merci incontrano le persone, dove le abitudini si intrecciano con i bisogni, dove il territorio può esprimersi.

Adis è entrato in questo spazio con delicatezza e determinazione. E noi, come squadra, lo abbiamo accolto con rispetto, ma anche con entusiasmo. Il risultato? Ha migliorato il clima relazionale del punto vendita. Ha portato con sé nuove energie, nuove domande, nuove attenzioni.

Oggi sono io il suo tutor ufficiale. E più che un ruolo, è una responsabilità che vivo come un onore.

Una città che ascolta

Negli ultimi giorni, la storia di Adis ha fatto il giro della città. Non è solo la stampa a raccontarlo – come l’articolo su ANSA Abruzzo o su ANSA Responsabilmente – ma le persone. I clienti, i colleghi di altri punti vendita, le associazioni del territorio.

È come se questo gesto avesse acceso una luce dove c’era bisogno di calore. E non è una storia solo nostra: è una storia che riguarda ogni azienda, ogni luogo di lavoro, ogni comunità che sceglie di non restare indifferente.

Nessuna concorrenza, solo la gara a realizzare

Mi auguro che questa esperienza venga replicata, superata, migliorata. Che non ci sia concorrenza in questi ambiti, ma solo la gara a realizzare ciò che è giusto.

L’inclusione non è una bandiera da esibire. È un processo quotidiano, che richiede pazienza, formazione, ascolto e tanta umiltà. Ecco perché serve un patto tra imprese, associazioni, servizi pubblici e cittadini.

Perché ogni persona, con le proprie caratteristiche, può contribuire. E perché un gesto concreto, fatto nel posto giusto, può diventare esempio per tanti.

Conclusione

Questa è la storia di Adis. Ma anche un po’ la nostra. E se oggi ne parliamo, è per ribadire che un’altra economia è possibile: un’economia che mette al centro la dignità delle persone.

E che comincia, a volte, da un supermercato.


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Scrivimi: salvo@salvocardella.blog

Un passo oltre lo scaffale, ogni giorno.

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