Arrivare per la birra, restare per l’abbazia
Sono partito con un’idea molto semplice: andare a San Martino delle Scale per assaggiare la birra dei monaci.
In realtà, già dal piazzale davanti alla facciata severa dell’abbazia ho capito che la Hora Benedicta sarebbe stata solo il capitolo finale di una storia molto più lunga.

L’abbazia benedettina di San Martino delle Scale si trova a pochi chilometri da Palermo, incastonata tra le montagne, e da secoli è un punto di riferimento religioso e culturale per il territorio. Prima di parlare di birra, l’associazione che organizza le visite ci ha accompagnati dentro: chiostri, scalinate, corridoi silenziosi, fino alle sale più preziose dove l’arte dialoga con la vita monastica.
Dentro l’abbazia: coro ligneo, organo e stanze affrescate
Uno dei momenti più suggestivi è stato l’ingresso nel coro ligneo con l’organo monumentale: legno scolpito ovunque, pavimento a scacchiera, la luce che entra alta dalle finestre e l’organo dorato che domina lo spazio.

La visita continua tra ambienti che sembrano non finire mai: la grande scala monumentale finemente decorata, il refettorio con la tavola apparecchiata e un grande dipinto sul fondo, la farmacia/museo con scaffali di vasi e affreschi che raccontano secoli di cura e di studio.

In un corridoio spunta anche un antico orologio dipinto a parete: un modo per ricordare, quasi visivamente, che in un’abbazia il tempo ha un ritmo diverso, fatto di ore canoniche, di preghiera, di lavoro e , oggi, anche di birra.

L’associazione Hora Benedicta e l’idea di una birra d’abbazia
La storia della birra qui non nasce da un birrificio “turistico”, ma da una associazione di volontari che porta lo stesso nome della birra: Hora Benedicta. È nata nel 2009 dentro il monastero, con l’abate come presidente pro tempore, con l’obiettivo di sostenere l’abbazia attraverso visite, eventi, studi e la produzione di alcuni prodotti monastici.
Durante la giornata ho conosciuto Carmelo Di Fatta, uno dei volti più riconoscibili del progetto: mentre tiene in mano il bicchiere di birra – lo stesso bicchiere che poi mi ritrovo in mano nelle foto – racconta che qui nessuno fa impresa nel senso classico del termine.
L’associazione non ha scopo di lucro: i proventi delle birre e dei prodotti servono per la manutenzione del complesso e il sostegno della comunità dei monaci, non per remunerare i soci.

In uno degli scatti sono accanto a Don Anselmo Lipari e a Carmelo Fratta: è la foto che più di tutte sintetizza lo spirito del progetto, perché mette nella stessa inquadratura comunità religiosa, volontari e visitatore.
Le due birre: Blond Ale ed Monastic Beer
Blond Ale: la birra della tavola
La prima birra che assaggio, servita nei bicchieri con il logo dorato Hora Benedicta Abbey Ale, è la Blond Ale.
È il risultato di una collaborazione in stile beer firm: la ricetta nasce in abbazia, mentre la produzione è affidata al birrificio Epica di Sinagra, uno dei nomi di riferimento per la birra artigianale siciliana.
Nel bicchiere è dorata, con una schiuma sottile; al naso arrivano cereale, miele, frutta chiara, con un sorso morbido e un finale amarognolo equilibrato che la rende una birra “da tavola”, perfetta per accompagnare formaggi, salumi e piatti semplici della cucina siciliana.

Monastic Beer: la prima birra d’abbazia siciliana
Accanto alla Blond, nella cesta che porto via a fine giornata, c’è lei: la Monastic Beer, l’etichetta storica del progetto. È la prima vera birra d’abbazia siciliana: una ricetta sviluppata in abbazia e prodotta in collaborazione con il birrificio Paul Bricius di Vittoria, tra i pionieri dell’artigianale isolano.

Qui la struttura è più importante: sei malti diversi e una mistura di spezie ed erbe officinali (liquirizia, semi di finocchio, genziana e altre componenti “segrete”) che le conferiscono un profilo caldo, complesso, con note di caramello, frutta secca, tostato e spezie. È una birra da meditazione, che immagini facilmente accostata a dolci da forno siciliani o a formaggi stagionati.
Quello che mi raccontano, e che mi porto a casa, è che non esiste un birrificio interno all’abbazia: esiste una rete di collaborazioni in cui la ricetta, il marchio e la visione restano legati al monastero, mentre la produzione viene affidata a birrifici siciliani che condividono lo stesso approccio artigianale.
La bottega monastica e il libro di ricette
La visita si chiude nella Bottega Monastica, la piccola insegna verde che annuncia i “prodotti d’abbazia dei Padri Benedettini di S. Martino alle Scale e Nicolosi”.
Qui sugli scaffali trovi le bottiglie di Hora Benedicta accanto ad altri prodotti monastici, ed è chiaro che questa birra non vuole essere un prodotto da grande distribuzione, ma qualcosa che resta intimamente legato al luogo.

Io esco con un bottino preciso: una Blond Ale, una Monastic Beer e un libro di ricette siciliane scritto dalla comunità dell’abbazia. È come portarsi via tre livelli di memoria: il gusto immediato della birra, la spiritualità del monastero e la tradizione culinaria del territorio, pronta a riapparire in cucina quando rifarò una delle ricette.
Tornare a casa con l’abbazia nel bicchiere
Riguardando le foto – la facciata, il coro ligneo, la scala monumentale, il refettorio apparecchiato, la sala dei vasi, i brindisi con i monaci e i volontari – mi rendo conto che ero partito “per la birra”, ma la birra è stata il modo più semplice per entrare in relazione con un luogo vivo.
Hora Benedicta, Blond Ale o Monastic Beer che sia, diventa così un invito: salire a San Martino delle Scale non solo per bere bene, ma per ascoltare una storia di comunità, di Sicilia e di tempo che scorre secondo un altro ritmo.

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