Un luogo di lavoro inclusivo nasce dalla consapevolezza.
E ogni cambiamento inizia davvero con una prima volta.
Il 4 giugno 2025, al supermercato di L’Aquila in via Vicentini, quella “prima volta” è stata una giornata di formazione inedita: un punto vendita della grande distribuzione che si ferma per ascoltare direttamente Arcigay L’Aquila e confrontarsi apertamente su identità LGBTQIA+, stereotipi, linguaggio, diritti, sicurezza delle persone.
Per circa quaranta collaboratrici e collaboratori, non è stato “solo un corso”, ma un passaggio simbolico: riconoscere che dietro ogni nome sul cartellino e ogni persona che entra in negozio c’è una storia, un orientamento, un corpo, un’identità che meritano rispetto, protezione e dignità.
Questa iniziativa, voluta e sostenuta dalla direzione del punto vendita e poi valorizzata anche a livello nazionale da Carrefour Italia, è stata indicata come modello replicabile in altri territori.
Ed è da qui che nasce il senso di essere stati precursori: portare per primi, dentro un supermercato, un Pride Month fatto di pratica quotidiana e formazione seria, non solo di simboli.
Un Pride che passa anche dalle corsie di un supermercato
Giugno è riconosciuto internazionalmente come Pride Month, il mese dedicato alla memoria delle lotte del movimento LGBTQIA+ (a partire dai moti di Stonewall del 1969) e alla visibilità di chi ancora oggi vede messi in discussione diritti fondamentali come sicurezza, autodeterminazione, salute, famiglia.
Nel 2025, in Abruzzo, questo percorso ha assunto una forma ancora più forte con Abruzzo Pride 2025 – RivoltOrse, un Pride diffuso che, dal 25 maggio al 21 giugno, ha attraversato sei tappe in quattro province, fino al corteo finale di Avezzano.
Dentro questo contesto politico e culturale, l’esperienza del punto vendita di L’Aquila non è stata un gesto isolato, ma un tassello concreto: un’azienda della grande distribuzione che si mette in gioco come luogo di formazione, confronto e alleanza.
Come nasce il percorso con Arcigay L’Aquila
Le testate che hanno raccontato l’iniziativa (ANSA, L’Aquila Blog, Food Affairs, Distribuzione Moderna, NewsTown), hanno scritto che il progetto prende forma in occasione del mese del Pride, dalla relazione col territorio e la collaborazione con Arcigay L’Aquila scegliendo il mio punto vendita dell’Aquila per avviare una prima sessione formativa.
Si , tutto parte dalla conoscenza col direttivo di Arcigay L’Aquila, in particolare dalla mia amicizia con Patrizia Passi, presidente:
- Circa 40 persone del team vengono coinvolte in un incontro dedicato a inclusione, rispetto, consapevolezza.
- L’incontro è tenuto da attivistə e formatrici/ori di Arcigay L’Aquila, che portano contenuti, testimonianze e strumenti concreti.
- La direzione del punto vendita di via Vicentini viene esplicitamente citata come parte attiva nel volere, facilitare e sostenere il percorso.
Nelle parole delle comunicazioni ufficiali, questo progetto non è solo un’iniziativa locale, ma una prima sperimentazione destinata a ispirare altre realtà della rete: un caso pilota che dimostra che la formazione LGBTQIA+ si può fare anche in un supermercato, in orario di lavoro, con serietà e coinvolgimento.
Dentro l’aula: identità, stereotipi e domande senza filtri
Le cronache della giornata raccontano una formazione centrata su alcuni assi fondamentali:
- Linguaggio e identità
Definire cosa significa LGBTQIA+, parlare di identità di genere, orientamento sessuale, espressione di genere. Comprendere perché pronomi, nomi scelti e termini corretti non sono “formalità”, ma riconoscimento dell’esistenza delle persone. - Stereotipi e bias
Mettere a fuoco pregiudizi inconsci, frasi che feriscono, micro-aggressioni quotidiane. Capire come queste dinamiche impattano sul benessere di colleghə e clientə LGBTQIA+. - Omolesbobitransfobia e sicurezza
Riconoscere le diverse forme di discriminazione (dalla battuta al mobbing, fino alla violenza esplicita) e imparare quali strumenti l’azienda e il territorio mettono a disposizione per prevenire, segnalare, intervenire. - Buone pratiche al lavoro e con la clientela
Esempi concreti di come gestire situazioni in cassa, in reparto, in spogliatoio: come reagire a un commento ostile, come essere alleatə, come evitare di escludere o ridicolizzare.
Uno dei momenti più significativi, ripreso anche da alcune testate, è stata la sessione di domande anonime: una scatola, dei foglietti, la possibilità per chiunque di esprimere dubbi, paure, curiosità senza sentirsi giudicatə.
È lì che si vede la differenza tra una formazione di facciata e un lavoro vero: quando si accetta che nessuna domanda è “stupida”, che la consapevolezza si costruisce partendo anche da ciò che non si è mai avuto il coraggio di chiedere.
L’essere “precursore”: cosa significa davvero
La parola “precursore” rischia di sembrare autocelebrativa, ma qui ha un senso molto concreto.
Precursori non nel senso di migliori ma nel senso di chi sceglie di assumersi per primo la responsabilità di sperimentare, ascoltare e imparare.
- Il punto vendita dell’Aquila è stato tra i primi, se non il primo, della rete in Italia a ospitare una formazione strutturata con Arcigay L’Aquila in occasione del Pride 2025, esplicitamente riconosciuta come modello da replicare.
- L’idea non è arrivata “dall’alto” già confezionata: è il risultato di una convergenza tra sensibilità locali (la mia , quella del team, quella di Arcigay L’Aquila) e la disponibilità dell’azienda a investire in diversità, equità e inclusione.
- Il punto vendita diventa spazio fisico di Pride: non solo appendendo un simbolo arcobaleno, ma aprendo un confronto reale dentro uno dei luoghi più frequentati della città.
Essere precursore quindi, in questo contesto, significa tre cose:
- Esporsi per primi, sapendo che in azienda e sul territorio non tutte le persone sono allo stesso livello di sensibilità.
- Trasformare un’idea politica e culturale in pratica quotidiana, nel luogo del lavoro e del rapporto con la comunità.
- Lasciare una traccia: dopo quella giornata, l’articolo di Food Affairs, le note di ANSA e di altri media fissano nero su bianco che a L’Aquila è stato fatto qualcosa di nuovo, replicabile, misurabile nel tempo.
Retail, DE&I e territorio: quando “diversity” non è solo una slide
Nelle comunicazioni ufficiali, Carrefour Italia inserisce questo progetto nel proprio impegno più ampio sulle politiche Diversity, Equity & Inclusion (DE&I): promuovere un ambiente di lavoro che riconosca e valorizzi le differenze, garantendo condizioni eque e rispettose per tuttə.
Ma a L’Aquila questo impegno si intreccia con almeno altre tre dimensioni:
- Il lavoro quotidiano in negozio
La formazione impatta sul modo di accogliere clientə LGBTQIA+, su come si gestiscono commenti ostili, su come si supporta una persona transgender che entra in reparto o una coppia omogenitoriale che fa la spesa. - Le relazioni con il territorio
La collaborazione con Arcigay L’Aquila, in un contesto in cui Abruzzo Pride 2025 si svolge come Pride diffuso, rende il supermercato parte di una rete di luoghi alleati: associazioni, spazi culturali, amministrazioni, scuole. - Il mio percorso personale e professionale
Per la mia figura scegliere di appoggiare e amplificare questo tipo di iniziativa significa anche prendersi responsabilità: rispetto a chi non capisce, a chi resiste, a chi critica. È posizionarsi, in modo netto, dalla parte dei diritti umani e della dignità di ogni persona.
PNL, pensiero sistemico e la potenza di una “prima volta”
Guardare a tutto questo con le lenti che ti stanno a cuore aiuta a coglierne ancora meglio il senso.
Il pensiero sistemico: un supermercato dentro una rete di relazioni
La giornata del 4 giugno non è un evento isolato.
È un nodo in una rete complessa.
Un singolo evento formativo modifica, anche se in modo sottile, l’intero sistema: cambia conversazioni in spogliatoio, sguardi in corsia, modi di intervenire quando un cliente fa una battuta discriminatoria, coraggio di chi sente di essere “diversə” e comincia a percepire il luogo di lavoro come un po’ più sicuro.
PNL: il linguaggio che trasforma una politica in esperienza vissuta
La Programmazione Neuro-Linguistica ci ricorda che il linguaggio non descrive soltanto la realtà: la costruisce.
- Parlare di “ideologia gender” o di “moda del Pride” genera resistenze, paura, chiusura.
- Parlare di “sicurezza delle persone”, di “dignità”, di “diritto a esistere senza paura” apre altre mappe mentali.
Nelle mie parole su LinkedIn, “Un luogo di lavoro inclusivo nasce dalla consapevolezza. E ogni cambiamento inizia con una prima volta” , c’è esattamente questo lavoro di PNL:
ancorare il percorso non a una bandiera astratta, ma alla consapevolezza e alla responsabilità condivisa.
Ogni cartellone in negozio, ogni mail al team, ogni articolo sul blog può diventare un ancoraggio positivo:
spostare lo sguardo da “questa cosa non mi riguarda” a “questa cosa riguarda tuttə noi, perché parla di come vogliamo vivere e lavorare insieme”.
Conclusione: cosa resta di quella prima volta
Di quella giornata di giugno restano:
- le foto e gli articoli che la raccontano;
- la memoria emotiva di chi ha partecipato;
- le conversazioni che si sono aperte dopo;
- la consapevolezza che un supermercato può essere molto più di un luogo di passaggio.
Essere stati precursori non significa avere tutte le risposte.
Significa aver avuto il coraggio di fare la prima domanda giusta:
“Che cosa possiamo fare, concretamente, perché qui dentro ogni persona LGBTQIA+ si senta al sicuro, rispettata, riconosciuta?”
Da lì in poi, il percorso non è più solo mio: diventa del team, dell’azienda, della città.
Ed è così che un punto vendita, una sala riunioni e un gruppo di persone possono diventare, nel loro piccolo, parte viva di un Pride che non si esaurisce in un corteo, ma continua tutti i giorni, tra uno scaffale e l’altro.

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